Manifesto condiviso dalle associazioni aderenti a #500NO

Ad agosto, con il varo del decreto Valore Cultura, il Presidente del Consiglio Letta aveva annunciato con grande enfasi “Daremo lavoro a 500 giovani per la Cultura“.

Il 7 dicembre scorso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha pubblicato il bando “500 giovani per la Cultura”, che prevede uno stage formativo di 12 mesi per 500 laureati under 35 presso gli istituti, siti e musei statali, con un compenso lordo annuo di € 5000.

A seguito delle proteste sollevate da tutto il mondo dei beni culturali e dell’annuncio di impugnare il bando, il Ministro Bray ha ritenuto di farne modificare i termini, portando da 110 a 100 il voto minimo per accedere alla selezione, eliminando l’obbligo di certificare la competenza linguistica, introducendo la possibilità di un periodo di assenza di 15 giorni per motivi di studio (con l’eventualità di sospendere fino a 3 mesi il tirocinio per impegni di studio), riducendo a 600 il numero di ore annue per le attività di formazione.

E’ evidente che l’intervento del Ministro si sia reso necessario per eliminare alcuni profili di più chiara illegittimità, che avrebbero probabilmente comportato l’annullamento del bando in sede amministrativa.

Le modifiche apportate rappresentano un chiaro segnale che il bando era stato scritto frettolosamente e sarebbe opportuno che qualcuno se ne assumesse la responsabilità.

Al di là delle modifiche dei termini del bando, è tuttavia la stessa impostazione del decreto Valore Cultura che rischia di penalizzare la tutela del nostro patrimonio e l’occupazione nel settore: appare irragionevole la scelta di promuovere un’iniziativa di formazione in un settore dove esiste già una abbondanza di offerta formativa. Quello che manca è semmai l’offerta di lavoro senza discriminazioni di età!

In Italia esistono scuole di specializzazione in archivistica, archeologia, restauro, storia dell’arte, corsi di laurea e master in discipline umanistiche; ma esistono soprattutto migliaia di specialisti formati all’uso di metodologie e tecnologie applicate ai beni culturali e alla digitalizzazione attraverso strumenti avanzati. Così come migliaia sono gli specialisti iscritti negli elenchi dell’ICCD (Istituto Centrale per il catalogo e la documentazione), degli altri Istituti Centrali, delle Soprintendenze e della Direzione Generale per gli Archivi. Se il MIBACT è in possesso di lunghi elenchi di professionisti che da anni non ricevono incarichi, formare nuove figure di precari risulta miope e irresponsabile!

Il Paesaggio e il Patrimonio Culturale costituiscono l’identità del Paese, sono Bene Comune, la cui tutela è garantita dalla Costituzione: la Repubblica deve favorirne la promozione e la fruizione ma non può esserci piena tutela né promozione del patrimonio culturale se non si valorizzano le competenze e la professionalità degli specialisti, a prescindere dall’età. Senza di essi la stessa sopravvivenza del Patrimonio Storico e Artistico è a rischio!

Piuttosto che valorizzare il Patrimonio, stimolando buona occupazione presso tutti i soggetti pubblici e privati che operano nel settore dei beni culturali, il Governo sceglie di impiegare due milioni e mezzo di euro per un dubbio tirocinio di formazione da parte del MIBACT, emanato attraverso un bando che, in maniera assurda ed improponibile, non rende pubblici i termini di una progettazione seria e scrupolosa.

Chiediamo dunque che il Governo operi tempestivamente ed efficacemente da un lato per la reintegrazione degli organici ormai dissanguati degli istituti e uffici pubblici di conservazione e tutela, e dall’altro per definire un piano strategico di rilancio e sviluppo del settore, a partire anche dal rifinanziare i programmi ordinari di catalogazione, inventariazione e digitalizzazione. Ciò avrebbe benefici effetti occupazionali a breve e lungo termine, ma soprattutto darebbe sostanza e respiro ad una politica, oggi in grave ritardo, per la tutela e la valorizzazione in senso ampio dei nostri beni culturali.

Per questo scendiamo in piazza l’11 Gennaio con lo slogan “500 No al MIBACT: per la buona occupazione nei Beni Culturali!” alla quale stanno continuando ad aderire in queste ore associazioni ed organizzazioni del settore.

Cosa chiediamo

 UNIONE

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3 pensieri su “Manifesto condiviso dalle associazioni aderenti a #500NO

  1. Sono Rosalba Capone Bibliotecaria presso la Biblioteca Statale di Montevergine Mercogliano ( Avellino ). Condivido la manifestazione e spero di poterci essere se non fisicamente moralmente sono con voi! Rosalba Capone rosalbacapone@libero.it.

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