Cosa chiediamo

BUONA OCCUPAZIONE E NON FINTA FORMAZIONE!

 

1)          Riconoscimento pubblico dei profili, delle competenze e della dignità dei professionisti dei beni culturali.
Occorre riconoscere nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio il ruolo e la qualificazione di archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, diagnosti, restauratori dei beni culturali e storici dell’arte con l’approvazione della proposta di legge 362 del 20 marzo 2013 (Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di professioni dei beni culturali);

2)       Nuovo concorso pubblico per i profili professionali tecnico-scientifici in grado di premiare realmente competenze e merito.
Gli organici tecnico-scientifici del MIBACT, nonostante il meritorio reclutamento degli ultimi anni (compresi gli idonei), sono di gran lunga sottodimensionati; in assenza di nuove assunzioni da qui a pochi anni non sarà possibile garantire un livello adeguato di tutela del patrimonio culturale. Per questo è necessario promuovere un nuovo concorso in cui la selezione avvenga sulla base dei titoli, delle competenze certificate e dell’esperienza, al di là che essa sia stata maturata all’interno o all’esterno della pubblica amministrazione;

3)         Riformulazione completa del bando “500 Giovani nella Cultura”: da pseudo-formazione a lavoro vero.

Il Governo deve chiarire se l’intenzione reale del bando è quella di promuovere la digitalizzazione del patrimonio culturale o quella di stimolare l’occupazione nel settore. Nel primo caso i 2,5 milioni di euro devono essere impiegati per progetti specifici attraverso modalità di lavoro dignitose e rispettose per chi lo eseguirà: incarichi professionali di tipo autonomo, da assegnare ad una long list dei migliori professionisti nel campo della digitalizzazione, selezionati attraverso una procedura pubblica su criteri basati esclusivamente sulle competenze, sul curriculum e sull’esperienza; ciò consentirebbe ai professionisti di organizzare autonomamente il lavoro, senza vincoli di orario. Per uniformare le procedure e gli standard sul territorio nazionale si potrebbe prevedere un periodo limitato di formazione intensiva di poche settimane; per favorire l’occupazione giovanile si potrebbe riservare una percentuale di incarichi a coloro che sono effettivamente più giovani (es. under 30).

Se invece l’intenzione è quella di stimolare buona occupazione, in una prospettiva di sviluppo del settore e in un corretto rapporto pubblico-privato, occorre stanziare fondi adeguati per introdurre misure premiali che incentivino l’assunzione di professionisti da parte di imprese specializzate nel campo della tutela, della valorizzazione e della fruizione dei beni culturali.

 

RIFORMA PER LA SEMPLIFICAZIONE DELL’APPARATO BUROCRATICO DEL MINISTERO E PER IL RILANCIO DEI BENI CULTURALI

  1. Occorre mantenere le Direzioni Generali di settore, la cui soppressione apparirebbe contraria al principio di competenza scientifica, specifica per ciascun settore; essa comprometterebbe il coordinamento e il mantenimento dei rispettivi standard tecnico-scientifici, smantellando in maniera irreversibile il nostro modello di tutela.
  2. No a nuove Direzioni Generali amministrative; si prevede infatti di portare a quattro, oltre al Segretariato generale, gli organi dirigenziali centrali amministrativi e “orizzontali”.
  3. No all’istituzione di una nuova Direzione Generale per gli Istituti della Cultura (Musei, Biblioteche, Archivi).

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